Camere di Commercio: da Bari appello al buon senso

Riorganizzare senza smantellare. Unanime la richiesta di politici e amministratori


"La Camera di Commercio di Bari a consuntivo delle attività del 2013 ha "riversato" sul territorio il 40% delle proprie risorse - derivanti principalmente dai diritti camerali - per un importo pari a 15milioni di euro".

Lo ha dichiarato stamani il presidente dell'ente Alessandro Ambrosi, in apertura della conferenza convocata dai dipendenti dell'ente barese all'indomani della partecipazione a Roma alla manifestazione delle Camere di Commercio italiane contro le iniziative del Governo che porteranno inevitabilmente al loro smantellamento.  Vi hanno partecipato politici, amministratori pubblici, giornalisti, rappresentanti dell'associazionismo  e del sindacato.

"L'obiettivo - ha aggiunto Ambrosi - è continuare ad assicurare migliori servizi alla comunità economica barese, dal credito alla formazione, dall'internazionalizzazione alla nascita di nuove imprese".

Un percorso virtuoso, quello della quinta Camera di Commercio italiana per numero di aziende iscritte, oltre 150mila, "la cui storia comincia con l'Unità d'Italia ed è stata determinante nello sviluppo economico del capoluogo pugliese", ha sottolineato il dirigente dell'ente Vincenzo Pignataro. Un cammino istituzionale che rischia di essere drasticamente interrotto.  Il decreto legge 90/2014 ha introdotto il taglio del 50% del diritto annuale versato dalle aziende, ovvero all'esclusiva fonte di sostentamento delle Camere di Commercio, che  garantisce da sempre una autonoma gestione finanziaria delle stesse, che non gravano sul bilancio dello Stato. La conversione in legge, all'esame del Parlamento, ha previsto la "spalmatura" su tre anni della sforbiciata: il 35% nel 2015, il 40% nel 2016 e il 50% nel 2017.

"Non vogliamo sottrarci al processo di riforma della pubblica amministrazione - ha aggiunto  il presidente Ambrosi - e le Camere di Commercio sono favorevoli alla propria ristrutturazione. Ma ben altra cosa è lo smantellamento cui porterà il disegno di legge di riforma della PA così come strutturato. A livello nazionale in questi anni abbiamo peccato nella comunicazione, più impegnati a fare le cose che a comunicare quello che stavamo facendo e che continuiamo a fare per le imprese. La strada da percorrere è quella degli accorpamenti fra enti camerali anche per la salvaguardia occupazionale. In Puglia siamo a buon punto".

L’incidenza del Sistema camerale sulla spesa pubblica nazionale rappresenta lo 0,2%, pari a 1,8 dei 715 miliardi di spesa pubblica primaria, la cui voce preponderante riguarda gli Enti previdenziali col 43,7% (le Province incidevano l’1,4%, le Regioni il 4,5%, le Amministrazioni centrali il 24,1%). La riduzione del 50% del diritto annuale comporterebbe un risparmio medio annuo di circa 63 euro ad impresa (5,2 euro al mese), mentre per le ditte individuali un “alleggerimento” di 2,6 euro al mese. Di contro ci sarà una perdita di risorse di oltre 400 milioni di euro all’economia dei territori sulle voci export, credito, turismo, innovazione, formazione. Oltre 2.500 i posti di lavoro a rischio e un aggravio sulle casse dello Stato di 167 milioni di euro (89 per il personale; 22 per gli oneri previdenziali delle Cciaa della Sicilia; 46 di minori versamenti, imposte e tasse), ma soprattutto un effetto recessivo di circa 2,5 miliardi di euro, pari allo 0,2% di valore aggiunto del Pil.

Sono i recentissimi dati diffusi dalla Cgia di Mestre, dai quali emerge, secondo l'on. Francesco Paolo Sisto, presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, la totale illogicità dell'azione governativa in materia di Camere di Commercio. "In tutte le ipotesi di spending review - ha detto Sisto - si elimina quello che è dannoso e si migliora ciò che è utile. Nel caso delle Camere di Commercio, la cui utilità è fuori di dubbio, si vuole eliminare l'utile che lavora. Se gestiamo il pubblico come una battaglia andiamo alla deriva".

Concetti condivisi e ribaditi dall'on. Antonio Azzollini, presidente della Commissione Bilancio del Senato, che si è soffermato sugli eccessi di riforme che hanno effetti recessivi sull'economia, di avvitamento ed in contraddizione con quanto richiesto dal Governo all'Europa. "Quando toccherà al Senato mi impegno - ha detto - ad affrontare la questione in modo organico. Nel frattempo invito tutti  a non abbassare la guardia, a mantenere altissima l'attenzione e soprattutto a lavorare di più e meglio".

Un partner attento della Regione, così il presidente del Consiglio della Regione Puglia, Onofrio Introna ha definito il sistema camerale pugliese, un sistema che funziona in un territorio molto attivo dal punto di vista imprenditoriale e che quindi va difeso.

"Nella mia attività - ha detto il presidente del Tribunale di Bari, Vito Savino - ogni volta che si è collaborato con la Camera di Commercio ho sempre riscontrato una grande efficienza. Sì quindi al rilancio degli enti, sì alla loro ristrutturazione, ma no allo smantellamento".

Il consigliere regionale Davide Bellomo ha insistito sulla necessità che in questo processo di riforma si sappia bene "chi farà cosa e come dovrà farlo", altrimenti sarà solo caos.

Carla Palone, assessore alle Attività produttive del Comune di Bari, ha parlato anche da imprenditrice, soffermandosi sugli inevitabili impatti occupazionali che deriverebbero dallo "smantellamento" delle Camere di Commercio.

"Dalla sera alla mattina si è tentato di chiudere un esempio di efficienza amministrativa, con una storia ultracentenaria",  ha detto Luigi Di Carlo, rappresentante dei dipendenti della Camera di Commercio di Bari, che ha raccontato questi due mesi di apprensione di tutto il personale per il proprio futuro occupazionale ma anche per i numerosi servizi che a seguito dei tagli non potranno più essere garantiti alle imprese.

Legittimo chiedersi a chi giovi tutto questo. A chi sarà affidata l'anagrafe delle imprese? Se è vero che la titolarità spetterà al ministero dello Sviluppo Economico, chi effettivamente gestirà l'infrastruttura informatica, non disponendo lo stesso dicastero né di personale né della tecnologia necessaria?

"Abbiamo il dovere - ha concluso l'on. Sisto - di scongiurare l'eliminazione dei corpi intermedi. Il riordino non deve coincidere con l'ossessione di fare presto, senza sapere cosa si sta facendo".

Sono intervenuti all'incontro tra gli altri Nicola Giorgino sindaco di Andria,  Federico Antonicelli vice presidente del Consiglio comunale di Gioia del Colle, Francesco Sgherza presidente Confartigianato Puglia, Giovanni Santovito presidente Associazione Consumatori Utenti Puglia, Giacomo Suglia presidente dell'Associazione Produttori ed Esportatori Ortofrutticoli (Apeo)  ed i rappresentanti delle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil.